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La riconversione urbana a Parigi comincia dai suoi non-luoghi

Un viaggio tra gli spazi riconvertiti della capitale francese

In una città che fa 105 km quadrati di superficie (Milano ne fa 181) tutto è molto piccolo: le case, i bar, i negozi. Qui invece si parla di spazi aperti, enormi, polifunzionali, con superfici che arrivano fino ai 30.000 mq. In più, Parigi è cara. Non esistono molti locali che propongono una programmazione ricercata con ingresso a offerta libera, a volte gratuito, e prezzi popolari. Sentirsi larghi tra la folla e ritrovare il proprio spazio in un ambiente “décontracté” è forse la vittoria più grande di questi espaces reconvertis.

 Si passa dal “non luogo” inteso come, ad esempio, una stazione ferroviaria, a un “luogo” con una sua identità dove le persone si riconoscono, si incontrano, sviluppano ricordi. Il progetto “Luoghi artistici temporanei” promosso dalla SNCF (la Trenitalia francese) ha permesso ad alcuni collettivi di artisti di entrare legalmente e per periodi più o meno lunghi in alcuni ex-depositi dei treni nella città. L’obiettivo è “Far vivere — seppur in maniera effimera — certe strutture SNCF inutilizzate per rispondere a nuovi usi e bisogni, nell’attesa della loro riconversione urbana.” L’idea quindi è da sempre quella dell’uso a tempo determinato, in attesa della riqualificazione dello spazio. Il primo progetto è in corso dal 2014 con Ground Control, da poco spostatosi dal 18esimo arrondissement al 12esimo, a lato della Gare de Lyon.

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