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“Open government” : lo stato va in rete.

Il nuovo piano d’azione 2016-2018 dell’Italia sta per decollare e sul sito www.open.gov.it andranno on line le 30 «azioni» che di qui ai prossimi due anni sono destinate a cambiare il Paese. Sono previsti 40 giorni di consultazione pubblica per raccogliere eventuali osservazioni e poi da settembre si entra nel vivo.

Tre gli ambiti di intervento: trasparenza e open data, partecipazione e accountability (obblighi di informazione per gli amministratori/possibilità per i cittadini di sanzionarli), cittadinanza digitale e innovazione. Il piano fa parte delle riforme messe in cantiere dal governo su iniziativa di Marianna Madia, ma coinvolge una ventina di amministrazioni di ogni livello e di ogni colore: ci sono i ministeri (il Mit per i piani relativi a trasporti e opere pubbliche, la Giustizia che lancia una specie di Tripadvisor delle carceri, il Mef che vuol usare i social network per aumentare la trasparenza), l’Autorità anticorruzione (che vigilerà sul Foia), l’Agenzia Italia digitale, Regioni e comuni. Dall’amministrazione 5 Stelle di Roma che presenta un registro delle lobby, a Bologna e Lecce. Il tutto sotto lo sguardo di 55 organizzazioni della società civile che pungolano il governo. Il tutto all’insegna di tre regole auree: trasparenza, collaborazione, partecipazione.

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