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IL ‘VUOTO’ COME SPAZIO DI SPERIMENTAZIONE E LIBERTÀ

Le aree di margine, nella reinterpretazione di una nuova forma della città contemporanea dilatata e diffusa, riscoprono potenzialmente una rinnovata funzione: non luoghi arretrati o residuali, antitesi di quel progresso cui il mondo ottocentesco sembrava puntare, ma terreni di sperimentazione, di socialità, occasione di scoperta di un sistema di relazioni che nella città densa profanata dal capitalismo rischiano di perdersi.

Sono oggetto, oggi, di una strategia nazionale di sviluppo, la Strategia Nazionale per le Aree Interne, lanciata nel 2013 dal Ministero per la Coesione Territoriale con l’ambizioso obiettivo di invertire la loro secolare e crescente tendenza allo spopolamento, e di restituire loro centralità nella riflessione politica e nel dibattito sul futuro del paese.

Filippo Tantillo è il coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato Nazionale per le Aree Interne.

Le aree interne oggi rappresentano una riserva di futuro del nostro paese, di risorse materiali, ambientali, energetiche, economiche e culturali, che in virtù dei loro “vuoti” si configurino come spazi di rigenerazione e sperimentazione, di libertà altrove non praticabili, e che proprio per queste ragioni meritano una riflessione specifica e delle politiche dedicate, non solo assistenziali o tutt’al più compensative. In sostanza, tornano ad essere luoghi su cui investire.

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