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C’è movimento in città

Lo studio di architetti che segue il progetto è guidato da Carlo Ratti. Torinese, docente al Mit di Boston, dove dirige il Senseable city lab, in tema di mobilità urbana ha indagato le conseguenze della diffusione delle auto a guida autonoma con i progetti Light Traffic, per una città senza semafori, e Hub Cab: modello di trasporto condiviso finito nel radar di Uber. Non è un caso se lo ritroviamo tra le torri di Singapore.

Messa alle strette dalla crescita della popolazione e dell’economia, l’amministrazione di Singapore ha sviluppato una visione di lungo termine su come l’auto robotica e nuove forme di mobilità ad essa collegate avessero potuto completare il sistema di trasporto urbano. La città-stato è così diventata città-laboratorio.

«Le città stanno per ricevere un dividendo di spazio pubblico», ha ben sintetizzato l’architetto Blaine Merker. «Le nostre città – ricorda Savaresi – hanno dovuto subire l’era delle automobili. Se queste diminuiranno, le città torneranno ad essere così come erano state pensate». Urbanisticamente, assomiglierà a un ritorno alle origini, mentre il dividendo di spazi potrebbe essere ridistribuito a favore della mobilità personale leggera, oggi soffocata perché insicura. E ancora: alberi al posto dei parcheggi, aria più pulita, meno incidenti. La meta è all’orizzonte e il percorso è tracciato. L’arrivo non è scontato. Ma non c’è un’altra strada.

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