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Caserta alla prova del “Piano Umanistico Comunale”

Palinsesto di opportunità e sprechi, il capoluogo campano saprà concretizzare la visione di futuro espressa dal nuovo PUC?

Caserta è città policentrica al suo interno e a scala maggiore, con punte di eccellenza: da Caserta Vecchia all’utopia sociale borbonica di San Leucio, fino ai segni di qualità ambientale e storica distribuiti nella costellazione di frazioni pedemontane. Il PUC in itinere contiene gli strumenti per una gestione coordinata della frammentazione, articolata su due temi principali. Il primo riguarda la restituzione di una funzione produttiva alle originarie colonie agricole manifatturiere. Il secondo riguarda la mobilità e accessibilità. La città dei 5 minuti a piedi prevede una rete di aree di condensazione sociale connesse da percorsi pedonali o navette a idrogeno ecosostenibili e amiche dei pedoni. Alla scala superiore la presenza di 7 porte urbane disegna la mappa di veri e propri nodi di scambio tra vettori di mobilità alternative e tradizionali per realizzare una sorta di network turistico produttivo a dimensione territoriale.

L’acronimo PUC viene interpretato dai suoi redattori come: piano umanistico comunale. Nella storia della città c’è il sogno illuminista della Reggia e di una comunità di eguaglianza in Ferdinandopoli tracciando un percorso, ripreso dal progetto urbanistico in corso, di una visione del futuro partecipata e umana.

 

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