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La crisi dello spazio pubblico

Dalla città storica alla città contemporanea, lo spazio pubblico è entrato in “crisi” perdendo progressivamente il suo carattere di spazio collettivo per associarsi invece con la forma fisica chiusa dei grandi contenitori del terziario e del tempo libero:dei “non-luoghi”.

La città contemporanea è un mosaico complicato di popoli e di traiettorie di vita.

La “diversità” assume oggi una grande importanza, aggiungendosi a quelle più tradizionalmente considerate di reddito e di ricchezza, di lavoro e di classe, di influenza e di potere. La grande città contemporanea è quindi una macchina plurale e articolata, difficile da vivere, entusiasmante e problematica insieme, strutturalmente instabile e turbolenta. La natura “diffusa” e “frammentata” della città si riflette nella sua organizzazione materiale e sociale. Per l’influenza crescente dei processi globali, per il dinamismo e l’intensità dei movimenti e delle relazioni, la città sembra oggi essere un organismo ancora più spinto di stimoli, disagi, e opportunità.

La tradizione culturale italiana ha sempre assunto come principio l’unicità del soggetto pubblico come principale investitore nella realizzazione delle opere definite “pubbliche”, ma nella fase di urbanizzazione delle città, quella esplosiva, della grande crescita quantitativa, le risorse pubbliche risultano inadeguate a soddisfare il crescente fabbisogno delle opere cosiddette di “pubblica utilità”.

E’ necessario, quindi, da parte delle amministrazioni locali, costruire nuove forme di governance tra soggetti pubblici e privati (partnership), per mettere in campo modalità di realizzazione e gestione dello spazio pubblico, con l’obiettivo di garantire il raggiungimento della qualità del progetto e la sua efficacia nel tempo.

Le strade, le piazze i marciapiedi della città, sono i luoghi nei quali le persone interagiscono e si confrontano, e qualche volta si scontrano, i diversi modelli di vita (e di sopravvivenza).

Lo spazio pubblico è definito tale quando rappresenta lo specchio dell’identità del territorio.

I conflitti urbani spesso riguardano appunto, come nel caso del concorso SIRENE, l’uso e la trasformazione degli spazi collettivi, e la ricerca di qualche forma di convivenza tra residenti e city user, turisti e pendolari, bambini e anziani, pedoni e autovetture, produttori e consumatori, indigeni e stranieri e così via.

La città nel suo complesso è un insieme inquieto di luoghi contesi e disputati, una dialettica faticosa di opzioni d’uso degli spazi urbani e di desideri di insediamento spesso in contrasto gli uni con gli altri. Governare la città delle differenze è quindi diventato una attività difficile e complicata, e richiede un immenso lavoro sociale, interazione e comunicazione, attivazione dei soggetti e degli attori, mobilitazione delle energie, strategie complesse di composizione degli interessi e delle azioni individuali e collettive. La capacità del progettista sta nel cominciare ad essere consapevole dei vari “conflitti” e operare affinché il processo di trasformazione sia occasione di crescita sociale.

Diventa necessario guardare alla pianificazione e alla progettazione con un approccio people-centered. In parole povere si tratta di guardare, ascoltare e fare domande alle persone che vivono, lavorano e giocano in uno spazio per scoprire le loro esigenze e le loro aspirazioni. Queste informazioni vengono poi utilizzate per creare una vision di quel luogo. La visione può concretizzarsi a partire da piccoli interventi che immediatamente riescono a portare benefici allo spazio fisico e alle persone che lo utilizzano. Ma il placemaking non è solo l’atto di costruzione o d’intervento fisico su uno spazio, ma è un processo che favorisce e stimola la creatività delle persone al fine di rendere gli spazi pubblici più vitali, luoghi in cui le persone si riconoscono e si sentono partecipi della comunità, impegnandosi a fare le cose al meglio.

Una nuova cultura urbanistica che attribuisca maggiore importanza alla stretta relazione tra i luoghi e le persone. Una nuova cultura urbanistica che parta dall’interpretazione dei fatti urbani collegata a ristabilire un rapporto tra lo spazio fisico e le persone che vi agiscono.

 

Riferimenti bibliografici

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Francini, M., Colucci, M. (2009). Il paesaggio urbano e i fenomeni migratori. XII Conferenza Nazionale Società degli Urbanisti, Il progetto dell’urbanistica per il paesaggio. Bari.

Scandurra, S. (2008).I conflitti urbani all’epoca della globalizzazione e della ricerca di identità. Ricerca PRIN.

Mancuso F. (2012), La Piazza nelle città europea. Luoghi, paradigmi, buone pratiche di progettazione. Il Poligrafo, Padova.

Minuta U. (2013). Lo spazio pubblico tra memoria e progetto comunitario. Fabietti W., Giannino C. e Sepe M. (a cura di) “La ricostruzione dopo una catastrofe: da spazio in attesa a spazio pubblico”, Urbanistica DOSSIER, n. 005 15-17.

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